Honey Bitter: RECENSIONE
Sulla scia delle sue ultime opere, peculiari per la commistione di generi ivi presenti (Partner e Andante), Miho Obana ha partorito un’altra serie non ben classificabile e, probabilmente proprio per questo, intrigante.
Pare proprio che su queste nuove opere che miscelano, al genere più puramente sentimentale, filoni d’altro genere, la Obana stia dando buona prova di sé stessa riuscendo a inserire, in maniera bene o male naturale, elementi atipici in contesti spesso stranianti: dopo l’orrore dell’uomo artificiale (Partner) e il dramma della grigia esistenza di chi si trova a vivere ai piedi di un vero e proprio fuoriclasse (Andante), in Honey Bitter avremo a che fare con una ragazza poco più che maggiorenne alle prese con i propri drammi sentimentali, agenzie investigative e poteri psichici, in un mix che tutto può essere tranne che scontato.
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